L’attività metabolica cellulare produce quantità variabili di acidi inorganici, come, ad esempio, l’acido carbonico, e di acidi organici, come l’acido lattico, l’acido urico, gli acidi grassi liberi o non esterificati (NEFA, non esterified fatty acids), etc., ognuno dei quali ha una ben precisa origine, segue un ben determinato destino metabolico e svolge una specifica funzione. Il grado di acidità rilevabile a livello del microcircolo, che riflette la somma della produzione dei diversi acidi derivanti dal metabolismo tissutale, gioca un ruolo fisiologico determinante nella regolazione degli scambi fra sangue e cellule. Infatti, un aumento dei livelli di acidità, entro certi limiti, riduce il tono vasale (vasodilatazione) e favorisce la cessione dell’ossigeno dall’emoglobina, con conseguente miglioramento della perfusione di tessuti ed organi. Tuttavia, un aumento eccessivo dell’acidità totale, modificando la conformazione delle proteine plasmatiche, facilita il rilascio, dalla transferrina e dalla ceruloplasmina, di metalli di transizione, quali il ferro ed il rame, rispettivamente. Ne consegue l’attivazione della reazione di Fenton e la generazione di radicali perossilici dagli idroperossidi circolanti, eventi che sono alla base dello stress ossidativo e delle sue temibili conseguenze (es. aterosclerosi). L’acidosi grave e/o protratta, superati i fisiologici meccanismi di compenso, può estendersi dal plasma ai tessuti, complici le concomitanti alterazioni della matrice extracellulare (aumento della proteolisi e riduzione della protidosintesi), con conseguente amplificazione del danno da specie chimiche ossidanti (radicali liberi). In definitiva, un abnorme aumento del livello di acidità a livello del microcircolo (microacidosi) costituisce, spesso, “l’anticamera” dello stress ossidativo.

Purtroppo, al momento, l’unico test in grado di misurare l’equilibrio acido-base nel sangue è il test del pH, che quantifica la concentrazione di ioni idronio (H3O+) nel siero/plasma. I suoi valori sono compresi fra 7.34 e 7.38 ma poco o nulla dicono, quando alterati, sull’acidità del sangue e, soprattutto, non forniscono alcuna utile indicazione ai fini di un’eventuale correzione mediante alcalinizzazione.

Il MAc Test, test dell’Acidità Metabolica (acidità biologica titolabile), invece, consente di determinare questo importante parametro secondo il principio dell’acidità titolabile (in termini squisitamente tecnici: aggiunta di equivalenti di basi in funzione della concentrazione rilevata di acidi).

Vengono considerati ottimali valori del test inferiori a 440 p.p.m. Valori superiori a questa soglia indicano una condizioni di microacidosi. In questo caso, sarà compito del medico stabilire, attraverso l’inserimento dei risultati del test nel quadro clinico specifico di ciascun paziente, quale strategia è opportuno mettere in atto al fine di ricondurre nella norma eventuali valori anomali.

Mantenere l’acidità nei limiti della norma costituisce il più semplice dei presidi in grado di prevenire il danno tissutale da radicali liberi e, quindi, lo stress ossidativo e tutte le sue indesiderate conseguenze. Inoltre, poiché il tipo di alimentazione, attraverso nutrienti acidificanti o alcalinizzanti può condizionare l’acidità, misurare quest’ultima è il modo più corretto, dal punto di vista scientifico, per scegliere i cibi più adatti al proprio organismo in un particolare contesto metabolico e monitorarne nel tempo gli effetti sullo stato di salute.